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Commiss. Trib. Prov. Piemonte Alessandria Sez. IV, Sent., 22-03-2010, n. 38

settembre 14, 2013

Commiss. Trib. Prov. Piemonte Alessandria Sez. IV, Sent., 22-03-2010, n. 38

SENTENZA

Svolgimento del processo

Con unico ricorso depositato il 14/11/2008 la XXXXXX. impugnava due avvisi di accertamento, (…), notificati il 02/09/2008 relativamente a IVA anni 2003 e 2004.

Con detti avvisi l’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Valenza, aveva rettificato le dichiarazioni IVA per gli anni in questione accertando maggiori imposte pari ad Euro XXXXX ed Euro XXXXXX, ritenendo non corretta la modalità di applicazione dell’IVA effettuata dalla contribuente ai sensi dell’art. 17, c. 5, del D.P.R. 633/72, cosiddetto “reverse charge”.

In ricorso la ricorrente eccepiva la giuridica inesistenza della notifica, l’erroneo conteggio dell’imponibile 2004, il mancato riconoscimento della possibilità di applicare il meccanismo del “reverse charge”, l’insufficienza della risoluzione richiamata quale supporto normativo dell’atto impugnato; concludeva chiedendo che gli avvisi venissero dichiarati illegittimi con conseguente annullamento degli stessi e vittoria di spese.

Nella memoria di costituzione depositata il 13/01/2009 l’Ufficio contestava gli assunti della ricorrente, affermava la legittimità e correttezza del proprio operato, dava atto dell’errore commesso nel conteggio dell’imponibile anno 2004, e concludeva chiedendo il rigetto del ricorso con vittoria di spese.

Motivi della decisione

Il ricorso merita accoglimento.

L’esame del merito travolge ogni altra eccezione; esse quindi non vengono prese in esame.

Il comma 5 dell’art. 17 del D.P.R. 633/72 dispone che “per le cessioni di materiali d’oro e per quelle di prodotti semilavorati ….. al pagamento dell’imposta è tenuto il cessionario ….”.

Questa Commissione ritiene che la produzione della ricorrente rientri nella categoria dei semilavorati, trattandosi quasi esclusivamente di catene grezze, quindi di prodotti privi di specifico uso e funzione che non sono suscettibili di utilizzo immediato da parte del consumatore finale.

Ne consegue che correttamente la contribuente ha contabilizzato le cessioni ai sensi del comma 5 dell’art. 17 D.P.R. 633/72 e che pertanto, nella fattispecie, tenuto al pagamento dell’IVA non è il cedente ma il cessionario.

Il ricorso pertanto viene accolto.

La particolarità della materia giustifica l’integrale compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

La Commissione accoglie il ricorso e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati; spese compensate.

Alessandria, il 18 gennaio 2010.

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