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ALCUNE RIFLESSIONI SUL REQUISITO DI FORMA DELL’ORO DA INVESTIMENTO.

marzo 26, 2015

Detto contributo intende svolgere alcune considerazioni in merito al requisito di forma dell’oro da investimento, intendendolo quale aspetto esteriore di un oggetto.

La normativa IVA prevede due categorie di oro:

  1. ORO DA INVESTIMENTO
  2. ORO INDUSTRIALE

La normativa prevede esenzione IVA al n. 11 dell’art. 10 del D.P.R. 633/72:

11) le cessioni di oro da investimento, (…) Per oro da investimento si intende:

  1. a) l’oro in forma di lingotti o placchette di peso accettato dal mercato dell’oro, ma comunque superiore ad 1 grammo, di purezza pari o superiore a 995 millesimi, rappresentato o meno da titoli; (…)”.

L’oro da investimento necessita quindi tre requisiti:

  • REQUISITO DI FORMA: forma di lingotti o placchette
  • REQUISITO DI PESO: di peso accettato dal mercato dell’oro, ma comunque superiore ad 1 grammo
  • REQUISITO DI PUREZZA: di purezza pari o superiore a 995 millesimi

Detto articolo è la trasposizione della Direttiva 98/80/CE (oggi art. 344 Direttiva 112/2006/CE) che recita:

“1. Ai fini della presente direttiva, e fatte salve altre disposizioni comunitarie, sono considerati “oro da investimento”:

1) l’oro in forma di lingotti o placchette di peso accettato dal mercato dell’oro, di purezza pari o superiore a 995 millesimi, rappresentato o meno da titoli”.

Prima della modifica della legge 7/2000 l’esenzione IVA spettava in caso di “cessioni di oro in lingotti, pani, verghe, bottoni, granuli”, interpretato dalla Corte di Cassazione (Cass. 7964/1999) nel senso che “la norma indica forme in cui si presenta l’oro greggio, prima che questo sia sottoposto ad un qualsiasi processo di lavorazione; pertanto non può ritenersi ricompreso nell’ambito di applicazione della stessa l’oro laminato, che per diventare tale richiede un processo, anche se modesto, di lavorazione”.

La modifica derivante dalla legge 7/2000 è stata interpretata dalla Suprema Corte (Cass. 4327/2001) “Avuto riguardo, infatti, all’elencazione contenuta nel citato art. 10 (in lingotti, pani, verghe, bottoni, granuli), ed al tenore della successiva norma interpretativa è evidente l’intento del legislatore di riservare il regime di esenzione a tutte le operazioni riguardanti oro grezzo, cioè oro puro inutilizzabile come tale e che per la relativa commercializzazione necessita di complessi processi di lavorazione industriale ed artigianale. Emblematica, al fine di una corretta rilettura del regime di esenzione dell’imposta, si rivela la nuova disposizione (art. 3 Legge n. 7/2000), che, nel rendere interpretazione autentica dell’art. 10 citato, così parificando le cessioni di oro in lamina alle altre cessioni di oro da investimento, da conferma del carattere meramente semplificativo e non esaustivo dell’elencazione contenuta nella precitata norma e, quindi, ne legittima una interpretazione che riconduca alle relative previsioni tutte le cessioni che riguardino oro allo stato grezzo”.

Orbene, la nuova dizione “lingotto o placchetta” non è definita dalla norma e nonostante possa apparire ovvia ad una prima lettura, qualche riflessione si rende necessaria.

La presenza del concetto di “placchette”, congiuntamente a quello di “lingotto” sfuma il concetto.

Prendendo punto dalle regole per il lingotto Good Delivery, come definito dal London Bullion Market Association, si nota come detti disciplinari sono molto stringenti e qualora la normativa avesse voluto fare riferimento al lingotto avrebbe potuto ben rinviare semplicemente a tale normativa tecnica:

  1. Specificazione per una barra d’oro Good Delivery

Il regolamento mediante consegna fisica di “loco” Londra per il commercio di oro è una barra conforme alle seguenti specifiche:

Peso: contenuto minimo di oro: 350 once troy di oro fino (circa 10,9 kg) contenuto massimo di oro: 430 once troy di oro fino (circa 13,4 chilogrammi)

Il peso lordo di una bassa deve essere espresso in once troy, in multipli di 0,025, arrotondato per difetto al più vicino 0,025.

Dimensioni: le gamme dimensionali ammesse per una barra good delivery sono le seguenti:

Lunghezza (Top): 250 millimetri +/- 40 millimetri

Larghezza (Top): 70 millimetri +/- 15 millimetri

Altezza: 35 millimetri +/- 10 millimetri

Finezza: il titolo minimo accettabile è 995,0 per mille di oro.

Il mancato rinvio, congiuntamente alla presenza degli ulteriori requisiti di peso e purezza, porta alla logica deduzione che il concetto di lingotto e placchetta sia da intendersi in forma ampia, riferendosi a determinate tipologie di forma accettate dal mercato dell’oro.

La conseguenza logica è che la nozione include sicuramente il lingotto Good Delivery, ma la sua portata è ben più ampia.

Secondo il dizionario Garzanti, lingotto è “massello di metallo ottenuto per colata e destinato a successive lavorazioni: un lingotto d’acciaio, d’oro”.

Il concetto si amplia notevolmente e risulta utile l’analisi dello stesso articolo oggi art. 344 della Direttiva 112/2006/CE nelle altre principali lingue dell’Unione Europea:

  • INGLESE: (1) gold, in the form of a bar or a wafer of weights accepted by the bullion markets.
  • SPAGNOLO: (1) el oro en barras o láminas de peso aceptado en los mercados de lingotes.
  • FRANCESE: (1) l’or, sous la forme d’une barre ou d’une plaquette, d’un poids accepté sur les marchés de l’or;
  • TEDESCO: (1) Gold in Barren– oder Plättchenform mit einem von den Goldmärkten akzeptierten Gewicht

Sorprendentemente nella altre lingue la formulazione letterale non è “lingotto”, ma di barra d’oro, concetto più ampio, cui anche il London Bullion Market Association fa riferimento.

In Inglese il termine lingotto è traducibile come INGOT (A block of steel, gold, silver, or other metal, typically oblong in shape – Oxford Dictionary), mentre il termine barra è più generico e include diverse forme: non per altro il lingotto è una barra con determinati requisiti.

Sulla base è possibile interpretare il concetto di lingotto (rectius barra) ai fini della normativa IVA come prodotto di un procedimento di fusione che ha per risultato una forma a parallelepipedo accettato dal mercato, senza una perfetta coincidenza con il termine tecnico proprio, ma con un “intorno” ben più ampio (barra d’oro).

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Dopo l’analisi del termine lingotto, occorre recuperare il secondo, placchetta, nozione non presente nel diritto positivo.

Una prima distinzione nei termini deriva anche dalla modalità di realizzazione industriale: il lingotto (barra) è ottenuto per fusione, mentre la placchetta per lavorazione successiva di pressione / forgiatura a stampo del lingotto (barra).

Nuovamente la Garzanti definisce placca: “lamina di metallo o di materiale simile usata per lo più come rivestimento: un camino dal rivestimento interamente costruito con placche d’acciaio dim. Placchetta”. La Treccani definisce “placca s. f. [dal fr. plaque, der. di plaquer: v. placcare]. – Genericam., pezzo di metallo, di pietra o di altra materia, largo e piatto (sinon., in alcune accezioni, di piastra).”

Detta definizione, congiuntamente con quella proveniente dalle altre lingue porta ad un termine comune: lamina che è una lastra molto sottile.

La normativa tributaria italiana, unica in Europa, all’articolo 3 comma 11 della legge 17.01.2000, n. 7 prevede:

Le disposizioni di cui agli articoli 10, numero 11), e 68, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, devono intendersi applicabili alle operazioni aventi per oggetto oro in lamina [anche – parola abrogata dall’art. 42 L. 342/2000] se effettuate anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge.”

La modifica ad opera della 342/2000 pare sottintendere che dopo una prima equiparazione dell’oro in lamina all’oro da investimento, abbia voluto limitare detta equiparazione solo al passato.

In realtà era intenzione del Legislatore chiudere il contenzioso precedente alla legge 7/2000 con tale norma interpretativa e, a nostro avviso, l’eliminazione della parola “anche” è solamente funzionale per limitare detto aspetto interpretativo al passato, come del resto la successiva modifica.

Il recupero del “wording” degli altri paesi rende detto “anche” pleonastico, potendo essere l’oro in lamina attratto nel concetto di oro da investimento.

Dovendo interpretare in ottica comunitaria il termine comune oro in LAMINA, i testi variano (vedi sopra) da WAFER, LÁMINAS, PLAQUETTE e PLÄTTCHENFORM: da ciò è possibile indicare che detto aspetto può intendere due diversi aspetti:

  1. Rivestitura di una lamina metallica.
  2. Prodotto siderurgico ottenuto per lavorazione al laminatoio.

Un prodotto laminato attraverso la rivestitura di una lamina di oro non integra né può integrare il concetto di oro da investimento, mentre il prodotto siderurgico ottenuto per lavorazione deve essere adeguatamente analizzato.

Il prodotto siderurgico in INGLESE (fonte Customs Tariff Notex CCD 71.08) è rolled gold, Spagnolo chapado de oro (stessa fonte) ed in francese plaqué OR o doublé d’OR.

La lamina come prodotto siderurgico potrebbe non integrare perfettamente (con qualche riserva) la ratio sottesa all’oro da investimento, ma vista la presenza del concetto di placchetta e di lastra (che è alla base della placchetta) si potrebbe interpretare, funzionalmente alla ratio della normativa, nella seguente maniera:

Oro in lamina: prodotto intermedio pronto per la lavorazione (oro industriale) che può servire per laminare altri prodotti o essere lavorata tal quale, quindi lastra con spessore trascurabile.

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Oro in Placchette: prodotto da investimento che per diventare oro industriale (ed essere atto alla trasformazione) necessita di ulteriore lavorazione, quindi definibile quale lastra che ha uno spessore non trascurabile.

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Detta interpretazione potrebbe rispondere all’esigenza di una interpretazione sistemica e coerente del requisito di “forma” con le finalità della esenzione IVA.

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