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DPCM 22.03.2020 e imprese orafe.

marzo 23, 2020

Il D.P.C.M. del 22.03.2020, indipendentemente dalla Sua tenuta costituzionale, espone quale ESCLUSIONE alla lettera “g) l’attività degli impianti a ciclo produttivo continuo (sempre previa comunicazione al Prefetto della provincia di ubicazione dell’attività produttiva), la cui interruzione comporti un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti.

Per queste ultime attività è consentita la loro sospensione dal Prefetto qualora lo stesso ritenga non sussistenti le relative condizioni (si applica il “silenzio assenso”).

Le IMPRESE ORAFE di cui ai codici ATECO

  1. Codice 32.12.10. Fabbricazione di oggetti di gioielleria ed oreficeria in metalli preziosi o rivestiti di metalli preziosi.
  2. Codice 46.72.20. Commercio all’ingrosso di metalli non ferrosi e prodotti semilavorati.

risultano fuori dall’elenco tassativo.

Alcune produzioni orafe implicano l’utilizzo di acidi e cianuri che richiedono un controllo costante, ovvero in alcuni casi, necessitano di mantenere gli impianti a ciclo continuo attivi.

Per alcune aziende del Codice 46.72.20 (Banchi metalli) la chiusura impone forme di protezione aziendale, in assenza delle quali vi potrebbero essere problemi di ordine pubblico.

Per tutti, la questione della sicurezza nelle forme attive e passive diventa necessaria ed un accesso continuo (basta pensare ai temporizzatori – time lock- per la cassa forti) è assolutamente indispensabile (anche per rispettare le garanzie delle assicurazioni).

Sulla base di ciò, è possibile che tale lettera debba essere interpretata nel senso che le imprese orafe per le quali ricorrano le condizioni sopra descritte potrebbero fare richiesta al Prefetto, motivando adeguatamente, le attività che non possono essere interrotte.

Sul concetto di impianto a ciclo continuo potrebbe aiutare la definizione contenuta sul  Decreto Ministero dell’Ambiente, 11 dicembre 1996, “Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo produttivo continuo” che definisce (Art.2) impianto a ciclo produttivo continuo (ancorché ai fini delle norme sull’inquinamento acustico):

  1. quello di cui non è possibile interrompere l’attività senza provocare danni all’impianto stesso, pericolo di incidenti o alterazioni al prodotto o per necessità di continuità finalizzata a garantire l’erogazione di un servizio pubblico essenziale;
  2. quello il cui esercizio è regolato da contratti collettivi nazionali di lavoro o di norme di legge, sulle ventiquattro ore per cicli settimanali, fatte salve le esigenze di manutenzione.

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